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Pagina 14

LETTERE

Il sogno impossibile di un non tifoso

risponde CORRADO AUGIAS

Caro Augias, le scrivo per mandarle un «manifesto» a nome dei non tifosi. Noi poveretti sfrattati da qualsiasi locale dove è impossibile entrare quando ci sono le partite. Noi derelitti, guardati con compassione il lunedì mattina perché non proviamo emozioni a seconda che Lazio e Roma perdano o vincano. Noi che una volta avevamo le nostre piccole certezze, e cioè che la domenica o al massimo il mercoledì c'era la partita e basta, e invece adesso ci vediamo sommersi ogni giorno da gironi infernali, tornei, anticipi, posticipi, preliminari.
Noi che, al massimo, seguiamo le partite della nazionale ai campionati del mondo, smadonnando sommessamente ai rigori sbagliati, maledicendo i giocatori quando li vediamo dormire come in Lituania; che non compriamo giornali sportivi; che ci sentiamo più in minoranza dei Panda; che non ci ricordiamo chi ha vinto il campionato due stagioni fa; che non capiamo perché gli allenatori ed i giocatori di calcio parlino l'italiano quasi peggio di Schumacher.
Noi disperati alla prospettiva che stiano per ricominciare campionato, coppe e bastoni.
A nome di questo popolo sparso che nome non ha, chiedo una moratoria sulle discussioni via tv, stampa, radio, voce ed email di calcio, calcetto, calcio balilla, fantacalcio, pallone, pallonate, pallonari, squadre, allenatori, giornalisti sportivi.
Enrico M. Ferrari
eferrari@ipse2000.it
Se la scordi, la sua moratoria. Il campionato di calcio, con annessi e connessi, la sommergerà per i prossimi nove mesi; gestazione a capo della quale le verrà inflitto uno scudetto accompagnato da polemiche, accuse di brogli e qualche settimana di caotici festeggiamenti. Vedremo giocatori sospettati di nandrolone, «mister» (li chiamano così e nessuno ride) buttati via come scorze dopo una sconfitta, stadi e dintorni messi a ferro e fuoco senza nemmeno il pretesto di una causa da difendere, vagoni ferroviari distrutti. Speriamo almeno che nessuno si faccia male.
Di tutto quello che ha detto il povero Cecchi Gori, sbattuto di qua e di là, m'ha colpito una frase: ma cosa volete che funzioni se il prezzo d'acquisto di un giocatore supera gli incassi di un'intera stagione? Non si può dire meglio con meno parole.
I ventidue in campo corrono, sudano e qualche volta si rompono come i giocatori di una volta, tutto ciò che gli sta intorno non ha più niente a che vedere con il calcio del quale si diceva «in fondo è solo un gioco».
Oggi è soprattutto un giro: di soldi, anche se in parte sono fantamiliardi come le cambialone dei produttori di cinema anni Cinquanta.
La tv ha cambiato la posta. Quando s'è scoperto che il calcio era telegenico, è cominciata l'epoca in cui banche, sponsor e procuratori hanno preso il sopravvento. Lei si chiederà: come mai certe esagerazioni da noi sono così vistose? Il virus ha attecchito in modo violento perché il calcio oltre ad essere telegenico s'adatta a meraviglia a temperamenti che si possono esaltare o deprimere con uguale facilità.
E poi, si può passare metà del tempo nell'attesa dell'evento e l'altra metà nel suo commento. E poi ci sono ragazzi che vanno di notte a scrivere grande così sui muri «Lazio merda» o «Roma froci» e sentono un brivido che gli sembra la vita. Non era così anche il paese dei balocchi?
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